Il MERLETTO a TOMBOLO


Il turista che, con la consueta curiosità indagatrice, si infila tra le viuzze e le stradine della cittadina, sicuramente si imbatterà, specie durante la stagione estiva, nelle donne offidane; donne di ogni età, sedute presso l’uscio di casa, tutte prese dal lavoro del merletto a tombolo.


Merlettaie di ieri


Merlettaie di oggi

È uno spettacolo osservarle nel fare uso, con velocità sorprendente, di fuselli, meglio noti come «cann’itt», di fili bianchi (refe bianco o grezzo) e di spilli.


Particolare de "lu capzzal"

Il tombolo rigonfio di segatura, noto come «lu capzzal», e i fili di refe sono indispensabili per comporre figurazioni di ogni tipo: il cantù offidano, il punto Venezia, il punto Rinascimento, ecc.... riproducenti soprattutto immagini di animali, fiori.

LE MERLETTAIE

Poesia scritta da Vincenzo Castelli dedicata alle Merlettaie Offidane

L’arte del merletto a tombolo costituisce una tradizione tipicamente femminile che si fa risalire al 1400 allorché iniziò a diffondersi presso i ceti popolari per poi passare (sec. XVII) alle comunità religiose ed alle famiglie aristocratiche. in particolare fu ad opera delle suore benedetti-ne, giunte ad 0ff da nel 1655, (vedere notizie Monastero di S. Marco) che la pratica del merletto acquistò il carattere di massa.


Esempio di centrotavola

Il seicento offidano rappresentò sotto questo punto di vista il secolo caratterizzato da una produzione artigianale considerevole: dalle tovaglie di altare ai manti, dalle gorgiere principesche ai camici prelatizi.
Una lettera della comunità locale, datata 1728 e indirizzata al papa Benedetto XIII (1694-1730) per invocare la proibizione dell’importazione dei merletti nello Stato Ecclesiastico, testimonia la consistenza della produzione dei merletti.

A tale riguardo si segnala l’operato di Maria Carlini Sieber (1762-1833) che, vedova di un violinista cecoslovacco, si dedicò all’insegnamento dell’arte del merletto.
Merletti dunque per la casa e per la chiesa ma successivamente «come utile contributo alle entrate familiari».

Caso unico nell’artigianato femminile dell’italia centro-meridionale, è stata, nel 1979, la costituzione della Cooperativa Artigiana Merlettaie (CO. AR. ME.), con lo scopo di produrre e vendere direttamente i lavori eseguiti secondo l’antica tradizione offidana.

I lavori del merletto e dei pizzi a tombolo più usati sono: il «punto rinascimento (sette coppie di fuselli soltanto), tutti arabeschi di stradelline unite da travette con la “rete” esagonale a nido d’ape; il “punto Venezia” (9-10 coppie di fuselli), arricchito da «riccioli» simili al motivo etrusco dell’onda e della viola in varie forme di fiore; infine, il preziosissimo “pizzo antico”.
Capolavori che, d’estate, nei mesi di Luglio-Agosto, con l’annuale Mostra del merletto a tombolo offidano, organizzata dalla Pro-Loco e con il patrocinio dell’Amm.ne Com.le, riempiono di poesia le stanze della mostra.


Tale manifestazione vuole essere la continuazione e l’integrazione della Fiera del merletto a tombolo offidano, la cui prima edizione si tenne ad Offida dal 6 al 16 Luglio del 1950 (come si legge da una Locandina del 25 Aprile del 1950), con tanto di regolamento per i partecipanti.
Durante tale periodo si teneva anche una Mostra Mandamentale delle attività agricole, industriali e commerciali, con l’obiettivo di passare in rassegna i prodotti artigianali e di incrementarne la lavorazione e la produzione.

 Nello stesso periodo si svolgeva una speciale rassegna zootecnica a cura dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura.

Dall’estate 1983 il visitatore che giunge ad Offida può ammirare alle porte della cittadina, nei pressi della Rocca, il monumento alla merlettaia.
Opera dello scultore locale Aldo Sergiacomi, costituito da un gruppo bronzeo raffigurante una bambina, un’adulta e un’anziana (simbolo di tre diverse generazioni), intente a lavorare il merletto; auspicio di perenne durata di un’arte che sicuramente merita.


Monumento alle Merlettaie realizzato dallo scultore A. Sergiacomi

 Il Museo del Tombolo