Vermeer: The Lace-Maker
(Musée du Louvre Paris)
dagli ultimi freddi invernali.
Fra rapidi battiti d’ali
nel cielo, il gran caldo è arrivato.
Offida silenziosamente
si chiude nel sole, che invade
le case, le piazze, le strade
più largo e più acceso, insistente.
Casi nelle vie del paese
a nugoli le merlettaie
ricercano garrule e gaie
lo scampo di un’ombra cortese.
Sui lastrici scabri e vecchiotti
pressati da intonachi gialli
dispongono i trespoli pallidi
e i tomboli oblunghi e pienotti;
poi mettono mano ai fuselli
ricolmi di rete o cotone
e fanno una lavorazione
di filo e di antichi stornelli.
Il vicolo della Vittoria,
la via Cipolletti. via Roma
e via San Martino e rua Rata
or hanno in comune una storia:
la storia del bianco merletto
che a cerchi, a losanghe ed a strisce,
s’inizia, si snoda e finisce
nel ritmo di un gioco perfetto;
la fiaba del punto Venezia
e del punto Rinascimento
che ormai si ripete da cento,
da cento e cent’anni e si screzia
di spighe, di frutti, di fiori,
di petali e draghi volanti,
e di angioli snelli, oscillanti
fra reti e flessuosi biancori.
Da lungi le verdi fontane
trasmettono un lieve frusciare:
lo soffoca il gran cicalare
di nubili e spose offidane.
Intanto una giostra leggera
e disseminata di stridi
le rondini fanno tra i nidi
e il cielo che annuncia la sera.
Lunghe ore si sono corrose,
e gomitoli e matassine,
ma ormai son fiorite le trine
più nitide e più vaporose.
Poi cadono i tredici tocchi
sonori dell'Avemaria
e allora ogni Carla e Lucia
dal tombolo libera gli occhi.
Allora, un po’ stanche ma gaie,
(le gote un fantino più accese)
da tutte le vie del paese
rincasano le merlettaie.
A Poem by
Vincenzo Castelli
0ffida 28th May, 1950
